giovedì 23 agosto 2012

La gestazione, le coincidenze, gli incontri

Lessi  la recensione di un libro di Thomas Bernhard e l’unica cosa che pensai fu che era la prima volta che sentivo parlare di quello scrittore. Nei giorni successivi mi capitò di incrociare il suo nome in alcuni blog letterari e su Tuttolibri. Pareva fossi l’unica che non lo conoscevo. Mi incuriosii. Cercai dunque un libro di Thomas Bernhard, con la speranza che, come mi era successo con altri autori, aprisse la strada a tutta la sua opera a me ancora sconosciuta. Non accadde. Infatti ricordo a malapena il titolo, forse La cantina, ma ciò che ricordo bene è che a pagina 30 pensai: “Perché continuare? Con tutti i libri che ci sono e che non riuscirò a leggere in tutta la vita”. Tuttavia mi incuriosì il fatto che una frase ricorreva più volte, una frase in corsivo che trovava più collocazioni man mano che la storia procedeva. Dunque mi piacque poco il libro ma molto l’idea, e cominciai a rifletterci su. La parola “reclusioni” del titolo del mio libro è nata così. Pensando che sarebbe piaciuto anche a me usare un espediente simile. Invece di una frase una parola sola, ma una parola che potesse avere risonanza in tutti i capitoli. Perché fu a quel punto che pensai che avrei suddiviso il libro in capitoli diversi in base a ogni argomento, e che la parola reclusione (che mi frullava in testa da un po’ riflettendo sulla reclusione dei modelli del corpo), ha una connotazione negativa quando la subiamo, ma che può essere una cosa bella se è una scelta. Alla fine dunque ho scritto partendo dalla reclusione, ma tenendo ben presente la parola libertà. Sono stati fondamentali gli incontri con donne di uno spessore notevole che mi hanno narrato le loro storie. Senza il loro aiuto questo libro non sarebbe mai nato. Sono state generose e  autentiche e si sono fidate a raccontare a una perfetta sconosciuta quanto di più intimo e difficile avevano attraversato o stavano vivendo.  Dopo, ho ripreso le loro parole e le ho cucite insieme a mie riflessioni. Tutto qui. Grazie Thomas Bernhard, ma soprattutto grazie a Giuliana che è fuggita dalla violenza, Sara che è scesa a patti con il suo corpo, Francesca che, uscita dal buio della maternità, non intende dimenticare, Veronica e la sua ironia sui 50 anni, Irma che è uscita dal monastero, e Ida che ci è entrata,  Francesca e le sostanze, Chiara e i segreti di famiglia. Grazie a Bruno, che ha lavorato tutta la vita in manicomio, e che non solo mi ha raccontato, ma mi ha accompagnata in quelle stanze vuote. Vuote di persone, ma colme di terribile memoria.

6 commenti:

  1. sempre più curiosa del tuo nuovo progetto...ora mi unisco...

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  2. Il soggetto del libro è bellissimo e assolutamente originale. Devo ammettere che forse l'idea che mi intriga di più è quella della reclusione scelta...

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  3. Mi sono permessa di invitare i miei cinque lettori a seguire questo blog. L'invito qui. Buona giornata!

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